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Home La colonizzazione Greca Thursday, 09 September 2010
La colonizzazione Greca PDF Print E-mail

DolmenLa lunga storia del serbatoio di vino d'Europa:
dalla colonizzazione greca al dominio romano,
dal passaggio dei Crociati a Federico II,
da Ferdinando II all’arrivo di Casa Gancia,
fino al rinascimento degli ultimi anni, la vite è stata, insieme all'olivo, l'indiscussa protagonista del panorama pugliese.


Nel Sud dell'Italia la porta dell'Oriente è sempre stata la Puglia.
Venivano dall'Egeo e dalla Grecia continentale quei primi mercanti micenei, nel XVI secolo a. C., che trovarono sulle coste di una terra affatata, 800 chilometri di linea di mare e una pianura pressocché sterminata interrotta solo da qualche dolce rilievo, popolazioni locali che già conoscevano la ceramica, e che creavano giganteschi dolmen, sepolture collettive che sembravano indicare le vie del cielo, o misteriosi menhir che ancora oggi non riusciamo a leggere nel loro significato più profondo.
La civiltà iapigia che nacque da quell'incontro fra la cultura appenninica delle limitrofe Basilicata e Campania, la micenea e l'illirica, si rispecchio in tre gruppi etnici che ancora oggi danno nome alle varie zone della Puglia (Dauni, Peucezi e Messapi) e ne identificano le tre varietà principali: uva di Troia, primitivo e negroamaro.
Fu una civiltà fortemente rivolta, nei modelli culturali, a Oriente ma anche molto caratterizzante, almeno fino a che non arrivò l'ondata massiccia della colonizzazione greca alla metà dell'VIII secolo.
All'inizio, i Greci considerarono la Puglia solo un passaggio necessario verso la più strategica Campania dove, a Cuma, fondarono la prima colonia in pieno mar Tirreno. Trent'anni dopo, nel 706 a.C., ad alcuni ribelli scacciati da Sparta per non aver voluto partecipare a una guerra, fu data l'opportunità di rifarsi altrove una vita.
Quei ribelli arrivarono in Puglia mettendo radici in quella città che, mutuando il nome dal loro eroe Taras, chiamarono Taranto.
La Puglia era già allora una distesa di olivi e viti. In questo senso, nessun'altra regione d'Italia ha mantenuto nei millenni, in modo così netto, la propria identità. Un'identità agricola che si è in tal modo intrecciata con quella mercantile da resistere nel tempo e nello spazio. Miracoli di una storia che ha visto susseguirsi invasioni, guerre e crudeltà dalle quali è riuscita sempre a riscattarsi.
Dalla Grecia arrivarono anche alcune delle uve che rappresentano gran parte dell'identità vitivinicola della regione: il negroamaro e l'uva di Troia.
E da quella terra anche una delle tecniche colturali più affascinanti e intrinsecamente atte alla qualità: l'alberello. Della vite ad alberello parla già Senofonte nel IV secolo a.C. ed è da considerarsi una modernizzazione rispetto alla vite strisciante di modello caucasico.
 

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